Lettera Avvento 2019

Lettera Avvento 2019

Cari amici della Parrocchia,

«Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo – con le parole dell’Apostolo Paolo – Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi» (1 Cor 1,3s).
Ogni anno la liturgia della Chiesa ci propone un tempo nel quale la parola chiave è “venuta”: l’Avvento.
In questo tempo dell’anno liturgico sentiamo risuonare spesso l’invocazione «Vieni, Signore!», parliamo di una venuta passata, presente e futura del Signore, celebriamo poi, nel tempo di Natale, la sua venuta nella carne e nella storia dell’umanità. Ma quale significato ha la venuta del Signore?
Ci potrebbero essere molte prospettive per rispondere a questa domanda. Tuttavia, ce n’è una alla quale pensiamo forse più raramente. Quella di lasciarci dire da Gesù stesso il senso della sua venuta.
Nella Lettera a Tito, nel brano che leggiamo nella notte di Natale (Tt 2,11-13), l’autore afferma che «la grazia di Dio» si è manifestata «per insegnarci a vivere in questo mondo con sobrietà, giustizia e con pietà», riassumendo in modo molto efficace il senso della venuta nella storia e nella carne umana del Figlio di Dio.
Gesù è venuto per insegnarci a vivere una vita umana piena, per far risplendere ai nostri occhi il sogno di Dio sulla nostra esistenza e su quella dell’intera umanità.

SOBRIETA’
Papa Francesco nella Laudato sì sulla cura del creato, di fronte a un consumismo ossessivo e compulsivo occorre un nuovo stile di vita, incentrato sulla sobrietà. A metà ottocento, Henry Thoreau, un grande poeta e scrittore, scriveva: “Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno”. Ammonisce Papa Francesco: “Quando le persone diventano autoreferenziali e si isolano nella loro coscienza, accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto, più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità”.

GIUSTIZIA
«Signore, che io sia giusto, ma giusto con misericordia». Una preghiera che ci aiuta a non entrare nella casistica. Papa Francesco:«non giusto, coperto dalla casistica». Invece la preghiera da fare al Signore è per essere «giusto nella misericordia, come sei tu, giusto nella misericordia». E «poi uno di mentalità casistica può domandare: che cosa è più importante in Dio, giustizia o misericordia?». Ma questo «è un pensiero malato, che cerca di uscire: cosa è più importante?». In realtà «non sono due: è uno solo, una sola cosa. In Dio, giustizia è misericordia e misericordia è giustizia». E «il Signore — ha concluso il Papa — ci aiuti a capire questa strada, che non è facile, ma ci farà felici, a noi, e farà felice tanta gente».

LA PIETA’
Il dono della “pietà”, suscitato dallo Spirito Santo, non va confuso con la “compassione” verso qualcuno, ma è il segno di una profonda, filiale appartenenza a Dio, che si traduce poi in amore gratuito e gioioso da riversare sugli altri.
“Se il dono della pietà ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo, ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno.
Queste tre parole:Giustizia, Sobrieta’ e Pieta’ aiutino questo tempo che va incontro al Signore che viene nel suo Natale.
Buon Cammino del Tempo d’Avvento.
Don Roberto

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