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San Giovanni Battista dei Fiorentini, Anno Pastorale 2021-2022: brochure e informazioni utili

4 Novembre 2021 Commenti disabilitati su San Giovanni Battista dei Fiorentini, Anno Pastorale 2021-2022: brochure e informazioni utili By Don Roberto

Cari Fedeli,

ecco la brochure con tutte le notizie inerenti all’Anno Pastorale 2021-2022:

SAN GIOVANNI BATTISTA DEI FIORENTINI, Anno Pastorale 2021-2022

 

CORSO GUIDE TURISTICHE

4 Novembre 2021 Commenti disabilitati su CORSO GUIDE TURISTICHE By Don Roberto

CORSO GUIDE TURISTICHE

Organizzato dalla Diocesi di Roma, Ufficio Cultura e Università (9,16,25,30 novembre ore 17:00-19:00)

7 NOVEMBRE
ORE 10.30 apertura del cammino sulla sinodalità in parrocchia

10 NOVEMBRE
140° Anniversario dell’arrivo delle reliquie dei Santi Proto e Giacinto, nella Basilica Parrocchiale di San Giovanni Battista dei Fiorentini

ORE 17.00 Adorazione Eucaristica

ORE 18.00 Concelebrazione Eucaristica

Appuntamenti di novembre in Parrocchia

3 Novembre 2021 Commenti disabilitati su Appuntamenti di novembre in Parrocchia By Don Roberto

14 Novembre

Seconda Domenica del Farci Prossimo, raccolta alimentare.

Ore 10.15: Secondo Mistero Gaudioso

Ore 11.15: Presentazione Iniziativa Farci Prossimo Mensile sul Rione Ponte

Ore 11:30: Preghiera “FARCI PROSSIMO”

 

20 NOVEMBRE

Terza Domenica dell’Agorà
Incontro Pubblico Mensile
“ANNO LITURGICO: IN ASCOLTO DI GESÙ MAESTRO”.

 

28 NOVEMBRE

Quarta Domenica. La Finestra sul mondo.
I Continenti ci parlano: India e la Parola di Dio.

Presentazione libro in Parrocchia e Giornata dedicata all’America Latina

3 Novembre 2021 Commenti disabilitati su Presentazione libro in Parrocchia e Giornata dedicata all’America Latina By Don Roberto

Ecco gli appuntamenti dell’11 novembre:

11 NOVEMBRE:

AMERICA LATINA, ITALIA SPAGNA incontro di due mondi.
Le culture e le lingue dei popoli dell’America Latina.

ORE 16 in Basilica
Presentazione del volume Mundus Novus Mayas Aztecas Incas di Riccardo Campa, Bologna, Il Mulino 2021.

 

1 novembre (Tutti i Santi), 2 novembre e incontri di preghiera della settimana

3 Novembre 2021 Commenti disabilitati su 1 novembre (Tutti i Santi), 2 novembre e incontri di preghiera della settimana By Don Roberto

 

1 NOVEMBRE (Tutti i Santi)

  • Ore 10.30: Solenne Concelebrazione Eucaristica in onore di Tutti i Santi e nel Ricordo di San Martin de Porres, O.P.
  • Ore 11.00: Rappresentazione Teatrale sulla vita di San Martino de Porres e di Santa Rosa di Lima.
  • Ore 18.45: Solenni II Vespri della Solennita’ di Tutti i Santi.
  • Ore 19.00: Celebrazione Eucaristica animata dagli Universitari.

2 NOVEMBRE Commemorazione dei Fedeli Defunti

  • Ore 7.25: Santa Messa
    Ore 18.00: Concelebrazione Eucaristica per Tutti i fedeli Defunti della Parrocchia.
  • Dal 2 al 10 Novembre: Ottavario Preghiera per i Defunti. Invito per le Famiglie nelle Vie della Parrocchia.
    Ogni giorno dell’Ottavario Ore 17.30 Vespri.

Animazione delle Domeniche del Mese – Anno Pastorale 2021-2022

30 Settembre 2021 Commenti disabilitati su Animazione delle Domeniche del Mese – Anno Pastorale 2021-2022 By Don Roberto

NELL’ANNO LITURGICO

PRIMA DOMENICA.
DELLA FAMIGLIA.
ORE 10.15 LODI.11.15
CONSEGNA TEMA MENSILE IN CASA.
11.30 PREGHIERA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE FAMIGLIE 2022.
SECONDA DOMENICA.
DEL FARCI PROSSIMO.
RACCOLTA ALIMENTARE.
ORE 10.15 SECONDO MISTERO GAUDIOSO.
11.15 PRESENTAZIONE INZIATIVA FARCI PROSSIMO MENSILE SUL RIONE PONTE.
11.30 PREGHIERA “FARCI PROSSIMO”.
TERZA DOMENICA DELL’AGORA’.
INCONTRO PUBBLICO MENSILE.: “L’ASCOLTO”.
SALA SAN FILIPPO.
PROGRAMMA PROPRIO.
QUARTA DOMENICA .
LA FINESTRA APERTA SUL MONDO.
I CONTINENTI CI PARLANO .
LE COMUNITA’ SUL TERRITORIO.
PROGRAMMA PROPRIO

Servizio Accoglienza Fedeli, Pellegrini, Visitatori – Anno Pastorale 2021-2022

30 Settembre 2021 Commenti disabilitati su Servizio Accoglienza Fedeli, Pellegrini, Visitatori – Anno Pastorale 2021-2022 By Don Roberto

Il Lunedi Mattina (10.00-12.00), Mercoledì, mattina e pomeriggio (10.00-
12.00; 16.00-18.00), Venerdì mattina (10.00-12.00),
riprende il servizio di accompagnamento per tutti coloro che desiderano
visitare la Basilica.
La Cripta è visitabile dalle ore 10.00 alle ore 11.45 (Lunedi-Sabato)

CENTRO D’ASCOLTO
CIRCOLO S.PIETRO
IL MARTEDI DALLE ORE 15.00 ALLE ORE 17.00
SALA S.FILIPPO.

IL PANE DI S.ANTONIO
SACCHETTO ASPORTO GIOVEDI 10.45-12.00;16.00-17.00

UFFICIO PARROCCHIALE
Aperto la Mattina il Lunedi, Mercoledì, Venerdì, Sabato
10.00-12.00.
Aperto il Pomeriggio il Lunedi, Mercoledì, Giovedì, Sabato
ore 16.00-17.00.

Se la parrocchia è la casa di tutti nel quartiere…

30 Settembre 2021 Commenti disabilitati su Se la parrocchia è la casa di tutti nel quartiere… By Don Roberto

“Se la parrocchia è la casa di tutti nel quartiere, non un club esclusivo, mi rac-
comando: lasciate aperte porte e finestre, non vi limitate a prendere in conside-
razione solo chi frequenta o la pensa come voi, che saranno il, 3, 4, 5 per cento,

non di più. Permettete a tutti di entrare”.

Papa Francesco , Settembre 2021

“Farà bene alla Diocesi di Roma e a tutta la Chiesa, che non si rafforza solo ri-
formando le strutture, dando istruzioni, offrendo ritiri e conferenze, o a forza

di direttive e programmi, ma se riscoprirà di essere popolo che vuole cammina-
re insieme, tra di noi e con l’umanità. Un popolo, quello di Roma, che contiene

la varietà di tutti i popoli e di tutte le condizioni: che straordinaria ricchezza,

nella sua complessità! In questo tempo di pandemia, il Signore spinge la missio-
ne di una Chiesa che sia sacramento di cura. Il mondo ha elevato il suo grido,

ha manifestato la sua vulnerabilità: ha bisogno di cura”.

Papa Francesco,Settembre 2021.

LA SETTIMANA GIORNI FERIALI LA PREGHIERA
LUNEDI MARTEDI MERCOLEDI GIOVEDI VENERDI
17.15 Lectio.
Vangelo della
Domenica

10.00-11.30/
17.00-18.00
ADORAZIONE
Rosario
Eucaristico
lodi
vespro

17.15
S.Maria Mater
Miserciordiae
Oratorio
di Preghiera,
Vespro

17.15
S.Maria di
Magdala
Oratorio
di Preghiera,
Vespro

17.15
VIA CRUCIS,

18.00 MESSA 18.S.MESSA 18. S.MESSA 18. S.MESSA 18.S.MESSA
18.30 CORONCINA 18.30 CORONCINA 18.30 CORONCINA 18.30 CORONCINA 18.30 CORONCINA

SETTIMANA ECUMENICA GENNAIO 2022 PROGRAMMA PROPRIO
SETTIMANA S. GIOVANNI BATTISTA 6 al 13.02 2022
SETTIMANA S. MARIA MADDALENA Dal 25 al 1.05 2022
SETTIMANA MADONNELLE MESE MARIANO 16-22-05-2022 2022
OTTAVARIO DEFUNTI NOVEMBRE REQUIEM VESPRO
NOVENA IMMACOLATA 17.00 S.ROSARIO VESPRO
NOVENA NATALE 17.00 S..ROSARIO VESPRO
TRIDUO S.GIUSEPPE 17.00 S.ROSARIO VESPRO
TRIDUO PASQUALE 14-15-16 APRILE PROGRAMMA PROPRIO
TRIDUO S.ANTONIO 17.30 S.ROSARIO VESPRO
TRIDUO S.GIOVANNI BATTISTA 21-22-23 GIUGNO
INCONTRI UNITARI DELLA COMUNITA’ PARROCCHIALE

SEGUICI sul sito della parrocchia –
www.parrocchiasangiovannibattistadeifiorentini.it

Sulla pagina face book:
Giovannibattista Fiorentini

La settimana Ecumenica, Gennaio dal 18 al 22 . Programma proprio.
La settimana di S.Giovanni Battista, Febbraio dal 6 al 13.02 Un tema del Santo.: “La Mondanita’.
Un evento sulla piazza o oratorio (a seconda del Tempo)
Un pellegrinaggio a: S.Giovanni Decollato.
Il Pontificale Domenica mattina ore 10.30.
Settimana della Maddalena, Aprile Dal 25 al 1.5 Il Culto: Esposizione Pubblica della Reliquia.
la donna dell’Anno (mercoledi) :Santa Maria Maddalena dei Pazzi.
La reliquia si sposta in Processione verso la Chiesa di S.Celso (Sabato,Domenica)
Il Pontificale (Venerdi).
Settimana delle Madonnelle, Maggio, Dal 16 al 22-05-2022
Incontro visivo.
Solenne Preghiera Mariana.
Pellegrinaggio all’Edicola della Madonnella Scelta in questo Anno Pastorale.
Pontificale (Sabato)

Martedi Mercoledi Giovedi Famiglia Piccola Chiesa Ore 21.00-23.00
Mercoledi Giovedi Catechismo Ragazzi Parrocchia Ore 15.00-18.00
Martedi Centro d’Ascolto Circolo S.Pietro Ore 15.00-18.00
Giovedi Pane di S.Antonio Gruppo Carita’ Ore 10.45-12.00
17.00-18.00
Lunedi Lectio Divina Universitari Ore 19.30
Ultima Domenica del Mese Gruppo Talitaqum 10.30-17.00
Primo Sabato del Mese Gruppo Santo Domingo 17.00-18.00
**informazioni Di volta in volta Circa la ripresa di attivita’ Settimanali
BUON CAMMINO A TUTTI NOI 2021-2022
PRIMA DOMENICA. DELLA FAMIGLIA. ORE 10.15 LODI.11.15 CONSEGNA TEMA MENSILE
IN CASA.
11.30 PREGHIERA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE FAMIGLIE.

SECONDA DOMENICA. DEL FARCI PROSSIMO. RACCOLTA ALIMENTARE. ORE 10.15 SE-
CONDO MISTERO GAUDIOSO. 11.15 PRESENTAZIONE INZIATIVA FARCI PROSSIMO MENSILE

SUL RIONE PONTE.
11.30 PREGHIERA “FARCI PROSSIMO”.
TERZA DOMENICA DELL’AGORA’. INCONTRO PUBBLICO MENSILE.: “L’ASCOLTO”.
SALA SAN FILIPPO. PROGRAMMA PROPRIO.
QUARTA DOMENICA .LA FINESTRA APERTA SUL MONDO.
I CONTINENTI CI PARLANO . PROGRAMMA PROPRIO

Cari amici del Consiglio Pastorale,

L’indicazione del Cardinale Vicario, con le tre Parole che terremo presenti per tutto
questo anno Pastorale, lette sulla pagina face book della Parrocchia.
L’Intervento del nostro Vescovo Papa Francesco il 18 Settembre u.s.

sulla Parola Sinodo,

Discorso che accompagnerà il nostro lavoro in Comunita’.
Daremo spazio, ad una serie di Incontri, sull’Ascolto.

Il primo consiglio pastorale di Lunedi 11ottore alle ore 16.00, ci dia la gioia di poter
lavorare su questo tema dell’Ascolto accogliendo le vostre riflessioni .

La Creativita’ e il discernimento.
Saranno i nostri temi per quest’anno Pastorale.

Auguri a tutti di Buon Cammino in Cristo Signore, in Maria Mater Misericordiae.

Orario Invernale e Festivo

30 Settembre 2021 Commenti disabilitati su Orario Invernale e Festivo By Don Roberto

ORARIO INVERNALE

ORARIO FERIALE
APERTURA DELLA BASILICA PARROCCHIALE.
ORE 07.00 /ORE 16.00
CHIUSURA DELLA BASILICA PARROCCHIALE
ORE 12.00** / 18.30
**Il mercoledi ore 11.30.

ORARIO FESTIVO
APERTURA DELLA BASILICA PARROCCHIALE
ORE 09.00/ORE 17.00
CHIUSURA DELLA BASILICA PARROCCHIALE
ORE 13.30/ORE 20.00

SANTA MESSA FERIALE.

ORE 7.20
ORE 18.00.

SANTA MESSA FESTIVA
Prefestiva ORE 18.00 PARROCCHIA
DOMENICA ORE 10.30 PARROCCHIA
ORE 11.30 Comunita’ Indiana Latina
ORE 18.00 S.MESSA In Inglese
Ore 19.00 PARROCCHIA – Animata Universitari.

Discorso del Santo Padre Francesco ai Fedeli della Diocesi di Roma

30 Settembre 2021 Commenti disabilitati su Discorso del Santo Padre Francesco ai Fedeli della Diocesi di Roma By Don Roberto

Aula Paolo VI
Sabato, 18 settembre 2021

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Come sapete – non è una novità! –, sta per iniziare un processo sinodale, un cammino in cui tutta
la Chiesa si trova impegnata intorno al tema: «Per un Chiesa sinodale: comunione, partecipazione,
missione»: tre pilastri. Sono previste tre fasi, che si svolgeranno tra ottobre 2021 e ottobre 2023.
Questo itinerario è stato pensato come dinamismo di ascolto reciproco, voglio sottolineare questo:
un dinamismo di ascolto reciproco, condotto a tutti i livelli di Chiesa, coinvolgendo tutto il popolo di
Dio. Il Cardinale vicario e i Vescovi ausiliari devono ascoltarsi, i preti devono ascoltarsi, i religiosi
devono ascoltarsi, i laici devono ascoltarsi. E poi, inter-ascoltarsi tutti. Ascoltarsi; parlarsi e
ascoltarsi. Non si tratta di raccogliere opinioni, no. Non è un’inchiesta, questa; ma si tratta di
ascoltare lo Spirito Santo, come troviamo nel libro dell’Apocalisse: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che
lo Spirito dice alle Chiese» (2,7). Avere orecchi, ascoltare, è il primo impegno. Si tratta di sentire la
voce di Dio, cogliere la sua presenza, intercettare il suo passaggio e soffio di vita. Capitò al profeta
Elia di scoprire che Dio è sempre un Dio delle sorprese, anche nel modo in cui passa e si fa
sentire:
«Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce […], ma il Signore
non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il
terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza
leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello» (1Re 19, 11-13).
Ecco come ci parla Dio. Ed è per questa “brezza leggera” – che gli esegeti traducono anche “voce
sottile di silenzio” e qualcun altro “un filo di silenzio sonoro” – che dobbiamo rendere pronte le
nostre orecchie, per sentire questa brezza di Dio.
La prima tappa del processo (ottobre 2021 – aprile 2022) è quella che riguarda le singole Chiese
diocesane. Ed è per questo che sono qui, come vostro Vescovo, a condividere, perché è molto
importante che la Diocesi di Roma si impegni con convinzione in questo cammino. Sarebbe una
figuraccia che la Diocesi del Papa non si impegnasse in questo, no? Una figuraccia per il Papa e
anche per voi.
Il tema della sinodalità non è il capitolo di un trattato di ecclesiologia, e tanto meno una moda,
uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare nei nostri incontri. No! La sinodalità
esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione. E quindi parliamo
di Chiesa sinodale, evitando, però, di considerare che sia un titolo tra altri, un modo di pensarla
che preveda alternative. Non lo dico sulla base di un’opinione teologica, neanche come un pensiero
personale, ma seguendo quello che possiamo considerare il primo e il più importante “manuale” di
ecclesiologia, che è il libro degli Atti degli Apostoli.
La parola “sinodo” contiene tutto quello che ci serve per capire: “camminare insieme”. Il libro
degli Atti è la storia di un cammino che parte da Gerusalemme e, attraversando la Samaria e la
Giudea, proseguendo nelle regioni della Siria e dell’Asia Minore e quindi nella Grecia, si conclude a
Roma. Questa strada racconta la storia in cui camminano insieme la Parola di Dio e le persone che

a quella Parola rivolgono l’attenzione e fede. La Parola di Dio cammina con noi. Tutti sono
protagonisti, nessuno può essere considerato semplice comparsa. Questo bisogna capirlo bene:
tutti sono protagonisti. Non è più protagonista il Papa, il Cardinale vicario, i Vescovi ausiliari; no:
tutti siamo protagonisti, e nessuno può essere considerato una semplice comparsa. I ministeri,
allora, erano ancora considerati autentici servizi. E l’autorità nasceva dall’ascolto della voce di Dio e
della gente – mai separarli – che tratteneva “in basso” coloro che la ricevevano. Il “basso” della
vita, a cui bisognava rendere il servizio della carità e della fede. Ma quella storia non è in
movimento soltanto per i luoghi geografici che attraversa. Esprime una continua inquietudine
interiore: questa è una parola chiave, la inquietudine interiore. Se un cristiano non sente
questa inquietudine interiore, se non la vive, qualcosa gli manca; e questa inquietudine
interiore nasce dalla propria fede e ci invita a valutare cosa sia meglio fare, cosa si deve
mantenere o cambiare. Quella storia ci insegna che stare fermi non può essere una buona
condizione per la Chiesa (cfr Evangelii gaudium, 23). E il movimento è conseguenza della docilità
allo Spirito Santo, che è il regista di questa storia in cui tutti sono protagonisti inquieti, mai fermi.
Pietro e Paolo, non sono solo due persone con i loro caratteri, sono visioni inserite in orizzonti più
grandi di loro, capaci di ripensarsi in relazione a quanto accade, testimoni di un impulso che li
mette in crisi – un’altra espressione da ricordare sempre: mettere in crisi –, che li spinge a osare,
domandare, ricredersi, sbagliare e imparare dagli errori, soprattutto di sperare nonostante le
difficoltà. Sono discepoli dello Spirito Santo, che fa scoprire loro la geografia della salvezza divina,
aprendo porte e finestre, abbattendo muri, spezzando catene, liberando confini. Allora può essere
necessario partire, cambiare strada, superare convinzioni che trattengono e ci impediscono di
muoverci e camminare insieme.
Possiamo vederelo Spirito che spinge Pietro ad andare nella casa di Cornelio, il centurione pagano,
nonostante le sue esitazioni. Ricordate: Pietro aveva avuto una visione che l’aveva turbato, nella
quale gli veniva chiesto di mangiare cose considerate impure, e, nonostante la rassicurazione che
quanto Dio purifica non va più ritenuto immondo, restava perplesso. Stava cercando di capire, ed
ecco arrivare gli uomini mandati da Cornelio. Anche lui aveva ricevuto una visione e un messaggio.
Era un ufficiale romano, pio, simpatizzante per il giudaismo, ma non era ancora abbastanza per
essere pienamente giudeo o cristiano: nessuna “dogana” religiosa lo avrebbe fatto passare. Era un
pagano, eppure, gli viene rivelato che le sue preghiere sono giunte a Dio, e che deve mandare
qualcuno a dire a Pietro di recarsi a casa sua. In questa sospensione, da una parte Pietro con i
suoi dubbi, e dall’altra Cornelio che aspetta in quella zona d’ombra, è lo Spirito a sciogliere le
resistenze di Pietro e aprire una nuova pagina della missione. Così si muove lo Spirito: così.
L’incontro tra i due sigilla una delle frasi più belle del cristianesimo. Cornelio gli era andato
incontro, si era gettato ai suoi piedi, ma Pietro rialzandolo gli dice: «Alzati: anch’io sono un uomo!»
(At 10,26), e questo lo diciamo tutti: “Io sono un uomo, io sono una donna, siamo umani”, e
dovremmo dirlo tutti, anche i Vescovi, tutti noi: “alzati: anche io sono un uomo”. E il testo
sottolinea che conversò con lui in maniera familiare (cfr v. 27). Il cristianesimo dev’essere sempre
umano, umanizzante, riconciliare differenze e distanze trasformandole in familiarità, in prossimità.
Uno dei mali della Chiesa, anzi una perversione, è questo clericalismo che stacca il prete, il
Vescovo dalla gente. Il Vescovo e il prete staccato dalla gente è un funzionario, non è un pastore.
San Paolo VI amava citare la massima di Terenzio: «Sono uomo, niente di ciò ch’è umano lo stimo
a me estraneo». L’incontro tra Pietro e Cornelio risolse un problema, favorì la decisione di sentirsi
liberi di predicare direttamente ai pagani, nella convinzione – sono le parole di Pietro – «che Dio
non fa preferenza di persone» (At 10,34). In nome di Dio non si può discriminare. E la
discriminazione è un peccato anche fra noi: “noi siamo i puri, noi siamo gli eletti, noi siamo di
questo movimento che sa tutto, noi siamo…”. No. Noi siamo Chiesa, tutti insieme.
E vedete, non possiamo capire la “cattolicità” senza riferirci a questo campo largo, ospitale, che
non segna mai i confini. Essere Chiesa è un cammino per entrare in questa ampiezza di Dio. Poi,
tornando agli Atti degli Apostoli, ci sono i problemi che nascono riguardo all’organizzazione del

crescente numero dei cristiani, e soprattutto per provvedere ai bisogni dei poveri. Alcuni segnalano
il fatto che le vedove vengono trascurate. Il modo con cui si troverà la soluzione sarà radunare
l’assemblea dei discepoli, prendendo insieme la decisione di designare quei sette uomini che si
sarebbero impegnati a tempo pieno nella diakonia, nel servizio alle mense (At 6,1-7). E così, con il
discernimento, con le necessità, con la realtà della vita e la forza dello Spirito, la Chiesa va avanti,
cammina insieme, è sinodale. Ma sempre c’è lo Spirito come grande protagonista della Chiesa.
Inoltre, c’è anche il confronto tra visioni e attese differenti. Non dobbiamo temere che questo
accada ancora oggi. Magari si potesse discutere così! Sono segni della docilità e apertura allo
Spirito. Possono anche determinarsi scontri che raggiungono punte drammatiche, come capitò di
fronte al problema della circoncisione dei pagani, fino alla deliberazione di quello che chiamiamo il
Concilio di Gerusalemme, il primo Concilio. Come accade anche oggi, c’è un modo rigido di
considerare le circostanze, che mortifica la makrothymía di Dio, cioè quella pazienza dello sguardo
che si nutre di visioni profonde, visioni larghe, visioni lunghe: Dio vede lontano, Dio non ha fretta.
La rigidità è un’altra perversione che è un peccato contro la pazienza di Dio, è un peccato contro
questa sovranità di Dio. Anche oggi succede questo.
Era capitato allora: alcuni, convertiti dal giudaismo, ritenevano nella loro autoreferenzialità che non
ci potesse essere salvezza senza sottomettersi alla Legge di Mosè. In questo modo si contestava
Paolo, il quale proclamava la salvezza direttamente nel nome di Gesù. Contrastare la sua azione
avrebbe compromesso l’accoglienza dei pagani, che nel frattempo si stavano convertendo. Paolo e
Barnaba furono mandati a Gerusalemme dagli Apostoli e dagli anziani. Non fu facile: davanti a
questo problema le posizioni sembravano inconciliabili, si discusse a lungo. Si trattava di
riconoscere la libertà dell’azione di Dio, e che non c’erano ostacoli che potessero impedirgli di
raggiungere il cuore delle persone, qualsiasi fosse la condizione di provenienza, morale o religiosa.
A sbloccare la situazione fu l’adesione all’evidenza che «Dio, che conosce i cuori»,
il cardiognosta, conosce i cuori, Lui stesso sosteneva la causa in favore della possibilità che i
pagani potessero essere ammessi alla salvezza, «concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a
noi» (At 15,8), concedendo così anche ai pagani lo Spirito Santo, come a noi. In tal modo prevalse
il rispetto di tutte le sensibilità, temperando gli eccessi; si fece tesoro dell’esperienza avuta da
Pietro con Cornelio: così, nel documento finale, troviamo la testimonianza del protagonismo dello
Spirito in questo cammino di decisioni, e della sapienza che è sempre capace di ispirare: «È parso
bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo» eccetto quello necessario (At 15,28).
“Noi”: In questo Sinodo andiamo sulla strada di poter dire “è parso allo Spirito Santo e a noi”,
perché sarete in dialogo continuo tra voi sotto l’azione dello Spirito Santo, anche in dialogo con lo
Spirito Santo. Non dimenticatevi di questa formula: “È parso bene allo Spirito Santo e a noi di non
imporvi altro obbligo”: è parso bene allo Spirito Santo e a noi. Così dovrete cercare di esprimervi,
in questa strada sinodale, in questo cammino sinodale. Se non ci sarà lo Spirito, sarà un
parlamento diocesano, ma non un Sinodo. Noi non stiamo facendo un parlamento diocesano, non
stiamo facendo uno studio su questo o l’altro, no: stiamo facendo un cammino di ascoltarsi e
ascoltare lo Spirito Santo, di discutere e anche discutere con lo Spirito Santo, che è un modo di
pregare.
“Lo Spirito santo e noi”. C’è sempre, invece, la tentazione di fare da soli, esprimendo
una ecclesiologia sostitutiva – ce ne sono tante, di ecclesiologie sostitutive – come se, asceso al
Cielo, il Signore avesse lasciato un vuoto da riempire, e lo riempiamo noi. No, il Signore ci ha
lasciato lo Spirito! Ma le parole di Gesù sono chiare: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro
Paràclito perché rimanga con voi per sempre. […] Non vi lascerò orfani» (Gv 14,16.18). Per
l’attuazione di questa promessa la Chiesa è sacramento, come affermato in Lumen gentium 1: «La
Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione
con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». In questa frase, che raccoglie la testimonianza del
Concilio di Gerusalemme, c’è la smentita di chi si ostina a prendere il posto di Dio, pretendendo di
modellare la Chiesa sulle proprie convinzioni culturali, storiche, costringendola a frontiere armate,

a dogane colpevolizzanti, a spiritualità che bestemmiano la gratuità dell’azione coinvolgente di Dio.
Quando la Chiesa è testimone, in parole e fatti, dell’amore incondizionato di Dio, della sua
larghezza ospitale, esprime veramente la propria cattolicità. Ed è spinta, interiormente ed
esteriormente, ad attraversare gli spazi e i tempi. L’impulso e la capacità vengono dallo
Spirito:«Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a
Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). Ricevere la forza
dello Spirito Santo per essere testimoni: questa è la strada di noi Chiesa, e noi saremo Chiesa se
andremo su questa strada.
Chiesa sinodale significa Chiesa sacramento di questa promessa – cioè che lo Spirito sarà con noi –
che si manifesta coltivando l’intimità con lo Spirito e con il mondo che verrà. Ci saranno sempre
discussioni, grazie a Dio, ma le soluzioni vanno ricercate dando la parola a Dio e alle sue voci in
mezzo a noi; pregando e aprendo gli occhi a tutto ciò che ci circonda; praticando una vita fedele al
Vangelo; interrogando la Rivelazione secondo un’ermeneutica pellegrina che sa custodire il
cammino cominciato negli Atti degli Apostoli. E questo è importante: il modo di capire, di
interpretare. Un’ermeneutica pellegrina, cioè che è in cammino. Il cammino che è incominciato
dopo il Concilio? No. È incominciato con i primi Apostoli, e continua. Quando la Chiesa si ferma,
non è più Chiesa, ma una bella associazione pia perché ingabbia lo Spirito Santo. Ermeneutica
pellegrina che sa custodire il cammino incominciato negli Atti degli Apostoli. Diversamente si
umilierebbe lo Spirito Santo. Gustav Mahler – questo l’ho detto altre volte – sosteneva che la
fedeltà alla tradizione non consiste nell’adorare le ceneri ma nel custodire il fuoco. Io domando a
voi: “Prima di incominciare questo cammino sinodale, a che cosa siete più inclini: a custodire le
ceneri della Chiesa, cioè della vostra associazione, del vostro gruppo, o a custodire il fuoco? Siete
più inclini ad adorare le vostre cose, che vi chiudono – io sono di Pietro, io sono di Paolo, io sono
di questa associazione, voi dell’altra, io sono prete, io sono Vescovo – o vi sentite chiamati a
custodire il fuoco dello Spirito? È stato un grande compositore, questo Gustav Mahler, ma è anche
maestro di saggezza con questa riflessione. Dei Verbum (n. 8), citando la Lettera agli Ebrei,
afferma: «“Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri” (Eb 1,1),
non cessa di parlare con la Sposa del suo Figlio». C’è una felice formula di San Vincenzo di Lérins
che, mettendo a confronto l’essere umano in crescita e la Tradizione che si trasmette da una
generazione all’altra, afferma che non si può conservare il “deposito della fede” senza farlo
progredire: «consolidandosi con gli anni, sviluppandosi col tempo, approfondendosi con l’età»
(Commonitorium primum, 23,9) – “ut annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur
aetate”. Questo è lo stile del nostro cammino: le realtà, se non camminano, sono come le acque.
Le realtà teologiche sono come l’acqua: se l’acqua non scorre ed è stantia è la prima a entrare in
putrefazione. Una Chiesa stantia incomincia a essere putrefatta.
Vedete come la nostra Tradizione è una pasta lievitata, una realtà in fermento dove possiamo
riconoscere la crescita, e nell’impasto una comunione che si attua in movimento: camminare
insieme realizza la vera comunione. È ancora il libro degli Atti degli Apostoli ad aiutarci,
mostrandoci che la comunione non sopprime le differenze. È la sorpresa della Pentecoste, quando
le lingue diverse non sono ostacoli: nonostante fossero stranieri gli uni per gli altri, grazie all’azione
dello Spirito «ciascuno sente parlare nella propria lingua nativa» (At 2,8). Sentirsi a casa, differenti
ma solidali nel cammino. Scusatemi la lunghezza, ma il Sinodo è una cosa seria, e per questo io mi
sono permesso di parlare…
Tornando al processo sinodale, la fase diocesana è molto importante, perché realizza l’ascolto della
totalità dei battezzati, soggetto del sensus fidei infallibile in credendo. Ci sono molte resistenze a
superare l’immagine di una Chiesa rigidamente distinta tra capi e subalterni, tra chi insegna e chi
deve imparare, dimenticando che a Dio piace ribaltare le posizioni: «Ha rovesciato i potenti dai
troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,52), ha detto Maria. Camminare insieme scopre come sua linea
piuttosto l’orizzontalità che la verticalità. La Chiesa sinodale ripristina l’orizzonte da cui sorge il sole
Cristo: innalzare monumenti gerarchici vuol dire coprirlo. I pastori camminano con il popolo: noi

pastori camminiamo con il popolo, a volte davanti, a volte in mezzo, a volte dietro. Il buon pastore
deve muoversi così: davanti per guidare, in mezzo per incoraggiare e non dimenticare l’odore del
gregge, dietro perché il popolo ha anche “fiuto”. Ha fiuto nel trovare nuove vie per il cammino, o
per ritrovare la strada smarrita. Questo voglio sottolinearlo, e anche ai Vescovi e ai preti della
diocesi. Nel loro cammino sinodale si domandino: “Ma io sono capace di camminare, di muovermi,
davanti, in mezzo e dietro, o sono soltanto nella cattedra, mitra e baculo?”. Pastori immischiati, ma
pastori, non gregge: il gregge sa che siamo pastori, il gregge sa la differenza. Davanti per indicare
la strada, in mezzo per sentire cosa sente il popolo e dietro per aiutare coloro che rimangono un
po’ indietro e per lasciare un po’ che il popolo veda con il suo fiuto dove sono le erbe più buone.
Il sensus fidei qualifica tutti nella dignità della funzione profetica di Gesù Cristo (cfr Lumen
gentium, 34-35), così da poter discernere quali sono le vie del Vangelo nel presente. È il “fiuto”
delle pecore, ma stiamo attenti che, nella storia della salvezza, tutti siamo pecore rispetto al
Pastore che è il Signore. L’immagine ci aiuta a capire le due dimensioni che contribuiscono a
questo “fiuto”. Una personale e l’altra comunitaria: siamo pecore e siamo parte del gregge, che in
questo caso rappresenta la Chiesa. Stiamo leggendo nel Breviario, Ufficio delle Letture, il “De
pastoribus” di Agostino, e lì ci dice: “Con voi sono pecora, per voi sono pastore”. Questi due
aspetti, personale ed ecclesiale, sono inseparabili: non può esserci sensus fidei senza
partecipazione alla vita della Chiesa, che non è solo l’attivismo cattolico, ci dev’essere soprattutto
quel “sentire” che si nutre dei «sentimenti di Cristo» (Fil 2,5).
L’esercizio del sensus fidei non può essere ridotto alla comunicazione e al confronto tra opinioni
che possiamo avere riguardo a questo o quel tema, a quel singolo aspetto della dottrina, o a quella
regola della disciplina. No, quelli sono strumenti, sono verbalizzazioni, sono espressioni dogmatiche
o disciplinari. Ma non deve prevalere l’idea di distinguere maggioranze e minoranze: questo lo fa
un parlamento. Quante volte gli “scarti” sono diventati “pietra angolare”
(cfr Sal 118,22; Mt 21,42), i «lontani» sono diventati «vicini» (Ef 2,13). Gli emarginati, i poveri, i
senza speranza sono stati eletti a sacramento di Cristo (cfr Mt 25,31-46). La Chiesa è così. E
quando alcuni gruppi volevano distinguersi di più, questi gruppi sono finiti sempre male, anche
nella negazione della Salvezza, nelle eresie. Pensiamo a queste eresie che pretendevano di portare
avanti la Chiesa, come il pelagianesimo, poi il giansenismo. Ogni eresia è finita male. Lo
gnosticismo e il pelagianesimo sono tentazioni continue della Chiesa. Ci preoccupiamo tanto,
giustamente, che tutto possa onorare le celebrazioni liturgiche, e questo è buono – anche se
spesso finiamo per confortare solo noi stessi – ma San Giovanni Crisostomo ci ammonisce: «Vuoi
onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei
poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo
trascuri quando soffre per il freddo e la nudità. Colui che ha detto: “Questo è il mio corpo”,
confermando il fatto con la parola, ha detto anche “Mi avete visto affamato e non mi avete dato da
mangiare” e: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non
l’avete fatto neppure a me”» (Omelie sul Vangelo di Matteo, 50, 3). “Ma, Padre, cosa sta dicendo?
I poveri, i mendicanti, i giovani tossicodipendenti, tutti questi che la società scarta, sono parte del
Sinodo?”. Sì, caro, sì, cara: non lo dico io, lo dice il Signore: sono parte della Chiesa. Al punto tale
che se tu non li chiami, si vedrà il modo, o se non vai da loro per stare un po’ con loro,
per sentire non cosa dicono ma cosa sentono, anche gli insulti che ti danno, non stai facendo bene
il Sinodo. Il Sinodo è fino ai limiti, comprende tutti. Il Sinodo è anche fare spazio al dialogo sulle
nostre miserie, le miserie che ho io come Vescovo vostro, le miserie che hanno i Vescovi ausiliari,
le miserie che hanno i preti e i laici e quelli che appartengono alle associazioni; prendere tutta
questa miseria! Ma se noi non includiamo i miserabili – tra virgolette – della società, quelli scartati,
mai potremo farci carico delle nostre miserie. E questo è importante: che nel dialogo possano
emergere le proprie miserie, senza giustificazioni. Non abbiate paura!
Bisogna sentirsi parte di un unico grande popolo destinatario delle divine promesse, aperte a un
futuro che attende che ognuno possa partecipare al banchetto preparato da Dio per tutti i

popoli (cfr Is 25,6). E qui vorrei precisare che anche sul concetto di “popolo di Dio” ci possono
essere ermeneutiche rigide e antagoniste, rimanendo intrappolati nell’idea di una esclusività, di un
privilegio, come accadde per l’interpretazione del concetto di “elezione” che i profeti hanno
corretto, indicando come dovesse essere rettamente inteso. Non si tratta di un privilegio – essere
popolo di Dio –, ma di un dono che qualcuno riceve … per sé? No: per tutti, il dono è per donarlo:
questa è la vocazione. È un dono che qualcuno riceve per tutti, che noi abbiamo ricevuto per gli
altri, è un dono che è anche una responsabilità. La responsabilità di testimoniare nei fatti e non
solo a parole le meraviglie di Dio, che, se conosciute, aiutano le persone a scoprire la sua esistenza
e ad accogliere la sua salvezza. L’elezione è un dono, e la domanda è: il mio essere cristiano, la
mia confessione cristiana, come lo regalo, come lo dono? La volontà salvifica universale di Dio si
offre alla storia, a tutta l’umanità attraverso l’incarnazione del Figlio, perché tutti, attraverso la
mediazione della Chiesa, possano diventare figli suoi e fratelli e sorelle tra loro. È in questo modo
che si realizza la riconciliazione universale tra Dio e l’umanità, quell’unità di tutto il genere umano
di cui la Chiesa è segno e strumento (cfr Lumen gentium, 1). Già prima del Concilio Vaticano II era
maturata la riflessione, elaborata sullo studio attento dei Padri, che il popolo di Dio è proteso verso
la realizzazione del Regno, verso l’unità del genere umano creato e amato da Dio. E la Chiesa
come noi la conosciamo e sperimentiamo, nella successione apostolica, questa Chiesa deve sentirsi
in rapporto con questa elezione universale e per questo svolgere la sua missione. Con questo
spirito ho scritto Fratelli tutti. La Chiesa, come diceva San Paolo VI, è maestra di umanità che oggi
ha lo scopo di diventare scuola di fraternità.
Perché vi dico queste cose? Perché nel cammino sinodale, l’ascolto deve tener conto del sensus
fidei, ma non deve trascurare tutti quei “presentimenti” incarnati dove non ce l’aspetteremmo: ci
può essere un “fiuto senza cittadinanza”, ma non meno efficace. Lo Spirito Santo nella sua libertà
non conosce confini, e non si lascia nemmeno limitare dalle appartenenze. Se la parrocchia è la
casa di tutti nel quartiere, non un club esclusivo, mi raccomando: lasciate aperte porte e finestre,
non vi limitate a prendere in considerazione solo chi frequenta o la pensa come voi – che saranno
il 3, 4 o 5%, non di più. Permettete a tutti di entrare… Permettete a voi stessi di andare incontro e
lasciarsi interrogare, che le loro domande siano le vostre domande, permettete di camminare
insieme: lo Spirito vi condurrà, abbiate fiducia nello Spirito. Non abbiate paura di entrare in dialogo
e lasciatevi sconvolgere dal dialogo: è il dialogo della salvezza.
Non siate disincantati, preparatevi alle sorprese. C’è un episodio nel libro dei Numeri (cap. 22) che
racconta di un’asina che diventerà profetessa di Dio. Gli ebrei stanno concludendo il lungo viaggio
che li condurrà alla terra promessa. Il loro passaggio spaventa il re Balak di Moab, che si affida ai
poteri del mago Balaam per bloccare quella gente, sperando di evitare una guerra. Il mago, a suo
modo credente, domanda a Dio che fare. Dio gli dice di non assecondare il re, che però insiste, e
allora lui cede e sale su un’asina per adempiere il comando ricevuto. Ma l’asina cambia strada
perché vede un angelo con la spada sguainata che sta lì a rappresentare la contrarietà di Dio.
Balaam la tira, la percuote, senza riuscire a farla tornare sulla via. Finché l’asina si mette a parlare
avviando un dialogo che aprirà gli occhi al mago, trasformando la sua missione di maledizione e
morte in missione di benedizione e vita.
Questa storia ci insegna ad avere fiducia che lo Spirito farà sentire sempre la sua voce. Anche
un’asina può diventare la voce di Dio, aprirci gli occhi e convertire le nostre direzioni sbagliate. Se
lo può fare un’asina, quanto più un battezzato, una battezzata, un prete, un Vescovo, un Papa.
Basta affidarsi allo Spirito Santo che usa tutte le creature per parlarci: soltanto ci chiede di pulire le
orecchie per sentire bene.
Sono venuto qui per incoraggiarvi a prendere sul serio questo processo sinodale e a dirvi che lo
Spirito Santo ha bisogno di voi. E questo è vero: lo Spirito Santo ha bisogno di noi. Ascoltatelo
ascoltandovi. Non lasciate fuori o indietro nessuno. Farà bene alla Diocesi di Roma e a tutta la
Chiesa, che non si rafforza solo riformando le strutture – questo è il grande inganno! –, dando

istruzioni, offrendo ritiri e conferenze, o a forza di direttive e programmi – questo è buono, ma
come parte di altro – ma se riscoprirà di essere popolo che vuole camminare insieme, tra di noi e
con l’umanità. Un popolo, quello di Roma, che contiene la varietà di tutti i popoli e di tutte le
condizioni: che straordinaria ricchezza, nella sua complessità! Ma occorre uscire dal 3-4% che
rappresenta i più vicini, e andare oltre per ascoltare gli altri, i quali a volte vi insulteranno, vi
cacceranno via, ma è necessario sentire cosa pensano, senza volere imporre le nostre cose:
lasciare che lo Spirito ci parli.
In questo tempo di pandemia, il Signore spinge la missione di una Chiesa che sia sacramento di
cura. Il mondo ha elevato il suo grido, ha manifestato la sua vulnerabilità: il mondo ha bisogno di
cura.
Coraggio e avanti! Grazie!

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